AL VIA ART SITE FEST: “RIPARIAMO IL MONDO CON L’ARTE COME I MAESTRI GIAPPONESI DEL KINTSUGI"

ADRIANA RICCOMAGNO

Quanto oro ci vorrebbe per aggiustare un anno come questo? Impossibile, ci sono cose che anche il metallo prezioso non può riparare. Ma il senso del kintsugi, quello sì, forse, può servire.

Il kintsukuroi è l’antica tecnica giapponese che consiste nel riparare contenitori d’uso comune trasformandoli in oggetti preziosi: vasi rotti ritrovano una loro dimensione, migliorata, accresciuta, grazie alle loro cicatrici d’oro. L’oro che abbiamo a disposizione è l’arte.

È questo il senso dell’edizione 2020 di Art Site Fest, intitolata Mending the world, letteralmente aggiustare il mondo: «Il tema è oltremodo attuale dopo la pandemia: ricomporre ciò che ci circonda è fondamentale - commenta il curatore della rassegna Domenico Maria Papa - . Stiamo affrontando un momento difficile e ognuno di noi si porta dentro delle ferite ma, pur senza dimenticare quanto è successo, possiamo trovare una nuova modalità per vivere; e, per quanto la scienza ci possa spiegare che ci sono un problema di clima e di esaurimento delle risorse del pianeta e un virus che impazza, per dare senso alla nostra esperienza del mondo e della vita attraverso le difficoltà dobbiamo ricorrere necessariamente all’arte».

Nella filosofia del festival, un progetto dell’associazione Phanes nato nel 2014, c’è da sempre l’idea di invitare gli artisti a ragionare su specifici argomenti per creare installazioni ideate apposta per lo spazio che le accoglie. Sono otto le sedi coinvolte, tra musei storici, residenze reali e luoghi di produzione culturale, e oltre venti gli artisti chiamati a dare una loro interpretazione del tentativo di riparare la realtà compromessa dalle fratture nella storia, nei legami sociali, nell’ambiente.

Alcune mostre sono già aperte. Elisa Bertaglia, veneta, ha immaginato a Palazzo Madama un ponte fra Oriente e Occidente: «L’opera riprende l’origine della struttura, che nel pavimento conserva i resti di una porta romana, uno degli accessi alla città di Torino - spiega l’artista -. Protagonista una coppia di komainu, i cani-leone che nella tradizione scintoista e buddista sono posti all’ingresso e fanno la guardia alla parte più intima e raccolta del tempio. Uno ha la bocca aperta e uno chiusa, come la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto: è un richiamo all’elemento cardine della circolarità del tempo e nella presenza in ogni elemento del suo opposto». Il titolo dell’installazione è in latino: Hic Sunt Leones era una dicitura tipica delle mappe cartografiche per indicare  i territori lontani, inesplorati e quindi pericolosi. «Un invito al dialogo e a un confronto sempre maggiore tra culture diverse», precisa l’artista. L’opera brilla sul soffitto della corte medievale e i riflessi sul pavimento vetrato fanno il resto della magia, moltiplicando l’immagine.

A pochi passi, l’Archivio di Stato è uno spazio ancora più inusuale per l’arte contemporanea. Systema naturae della modenese Alice Padovani trova però una collocazione perfetta. La sua modalità espressiva è infatti assai vicina alla catalogazione: «Accumulo elementi naturali come bozzoli, coleotteri e ali di farfalle, che mantengono intatti i colori eccezionali per centinaia di anni», afferma l’artista che ha ereditato questo tipo di interesse dal padre entomologo. Un risultato a metà fra meraviglia e orrore: gli insetti che di solito suscitano repulsione qui sono gioielli luccicanti. Un enorme bozzolo delicatamente ricoperto di foglia d’oro diventa eterno: «La metamorfosi è uno dei processi più strabilianti in natura, emblema della distruzione e ricomposizione, metafora del cambiamento».

Al Museo storico della Reale Mutua a Palazzo Biandrate c’è Kintsugi, mostra della raffinata artista giapponese da sempre legata all’Italia Fukushi Ito: una scelta legata all’idea che l’assicurazione, risarcendo, ripari un danno. Alla Scuola Holden sono esposti otto scatti della fotografa surrealista pop Dina Goldstein, che in Snapshots from Garden of Eden ha ritratto in bianco e nero altrettanti episodi presenti sia nella Bibbia che nella cultura ebraica e nel folclore, ambientandoli in un contesto contemporaneo: un altro modo di raccontare, proprio come si fa alla Holden.

 

Oggi appuntamento alle 17 alla Palazzina di Caccia di Stupinigi per l’apertura della mostra Penelope’s gaze con opere di Elisa Bertaglia, Florencia Martinez, Alice Padovani e Monica Grycko.

Busto Femminile (Monika Grycko), oggi appuntamento alla Palazzina di Caccia di Stupinigi con la mostra Penelope's gaze con opere di Elisa Bertaglia, Florencia Martinez, Alice Padovani e Monica Grycko

 

Sabato 19 Art Site arriva al castello reale di Govone: in programma un focus sulla danza, arte messa a dura prova dall’emergenza Covid vista la vicinanza dei corpi che ballano, e l’inaugurazione di tre mostre: L’origine scomposta delle cose di Daniela Conte, #iorestoacasa di Marianne Schmid, progetto ospite in collaborazione con Creativamente Roero, a cura di Patrizia Rossello, e Intimate places di Raja Khairallah. Domenica 4 ottobre tocca al Museo Garda di Ivrea con Visitazioni di Agostino Arrivabene.

Giovedì 5 novembre, in concomitanza di Artissima, il festival si sposta alla Nuvola Lavazza con Art Site Lab: oltre alla mostra serie di incontri, esibizioni e percorsi formativi.

Programma dettagliato e ulteriori informazioni sul sito https://artsitefest.it.