SCULTURA COSMOGONICA

Gianluca Marziani

Gabriele Simei dialoga fluidamente con i materiali e la loro indole aperta. Parla in modo diretto, ma complesso, agli elementi fisici che diventano ingredienti elettivi della scultura. Nel farlo stabilisce una conversazione privilegiata tra il suo modus operandi e la radice plasmabile del metallo, del legno, del vetro… il colloquio che ne scaturisce indica un’attitudine alla manualità demiurgica, al rito plastico del modellare la base primordiale di una materia. Ciò che emerge dalle opere è, non a caso, un’oggettiva competenza tecnica, quella conoscenza profonda dei materiali con i loro istinti e le plausibili ragioni autoriali, al punto da integrare l’azione artistica ai codici alchemici degli elementi. In secondo luogo, le opere evidenziano un’incessante mutazione interna, come se mantenessero accesa la biologia originaria della materia, evitando cosi la staticità in senso fisico e ideale. Le sculture si muovono, procedono avanti e indietro, si trasformano sugli strati superficiali, altre volte azionano elementi interni: per natura istintiva non stanno ferme ma agiscono da ferme, similmente a corpi autonomi che si integrano ai quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco).

Rivedi in sequenza i pezzi e capisci quanto il loro dinamismo li avvicini a oggetti alieni, che sfuggono alle categorie di genere. Sembrano feticci di un lontano pianeta, giochi esoterici, maquette di architetture utopiche, segnali surreali di qualche sperimentazione. Li accomuna una musicalità interna in cui i dettagli richiamano le note di un pentagramma cosmico, gestito virtualmente da un deus ex machina che reinventa porzioni poetiche di mondi “altri”. Potremmo definirle sculture cosmogoniche, in fondo quei pentagrammi irregolari somigliano ai pianeti dentro le galassie d’appartenenza. Fateci caso, le sculture ondulate si chiamano FLUSSI, termine poetico che inquadra un’azione vitale davanti al materiale grezzo. Anche le opere ossidate, cosi come le nature morte tridimensionali, rispondo al medesimo approccio mutante, orientato alla trasformazione e alla crescita. Tutto è tecnicamente vivo e muscolare, la scultura sente l’aria e la gravità terrestre, compie vibrazioni sonore, capta l’elettromagnetismo climatico. L’opera incarna un generatore dal cuore sonoro e dal corpo ibrido, inserito nel ritmo incosciente del quotidiano. Flussi narrativi e letterali, ondulazioni scivolose senza frizioni, moti ambivalenti: tocca allo spettatore scegliere la via interpretativa, la strada empatica, la chiave personale. Limiti narrativi non esistono, il pentagramma di Simei suona note astronomiche che ognuno modulerà a proprio piacimento. A noi la narrazione della risposta, all’opera il ritmo dinamico della domanda…